Un #neonato in arresto cardiaco, avvolto in un sacchetto di plastica e messo in un bidone della spazzatura. Questa la scena agghiacciante che si sono trovati di fronte, gli addetti alle pulizie dell'aeroporto di #Vienna-Schwechat. I soccorritori in tutti i modi hanno tentato di rianimarlo.
Gli hanno a lungo praticato il massaggio cardiaco, lo hanno intubato, gli hanno fatto un'iniezione di adrenalina al cuore cercando di riattivare il battito. Inutile la corsa in ambulanza fino all'ospedale, così come l'impegno dei medici per salvare il #bambino, subito portato nella sala di rianimazione del pronto soccorso. L'episodio risale alla sera di mercoledì, 9 novembre.
La corsa contro il tempo dei soccorritori prima e dei medici poi, ancora sconvolti dalla vicenda, è cominciata alle prime ore del mattino, mentre poco dopo in ospedale sono cominciate le ultime vane operazioni per tentare di salvare la vita al piccolo. La donna che aveva appena partorito è forse una 27enne #nigeriana che aveva fatto scalo intermedio a #Vienna, è stata identificata e ricoverata in ospedale.
La cronaca, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", ci offre di continuo queste terribili storie. Quello che ci colpisce di più è che spesso quegli autori sono proprio i loro genitori, ovvero le persone che si dovrebbero prendere cura di loro.
L'infanticidio è un delitto che ci provoca forti emozioni per la sua crudeltà e per la sua apparente mancanza di senso.
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