Alta Valsugana e Bersntol. Dopo anni di sofferenze Carla (nome di fantasia) la ragazzina strappata ai suoi cari e collocata in una famiglia affidataria in cui, secondo la denuncia presentata dalla mamma, era maltrattata e picchiata, potrà restare a casa. Il Tribunale per i Minorenni di Trento ha disposto la “revoca dell’affidamento familiare della minore con conseguente rientro presso la residenza della madre”. Come Comitato esprimiamo la nostra soddisfazione per la decisione del Tribunale e ringraziamo l’avvocato della famiglia, Francesco Miraglia.
La vicenda di questa ragazzina era stata segnalata dal #CCDU in occasione della denuncia della madre sui collocatari. In sintesi, anni fa la mamma ha avuto il coraggio di denunciare e allontanare un padre violento e, come accade fin troppo spesso, la “soluzione” fu di portarle via i figli - una decisione basata su dottrine coercitive tipiche di certa psichiatria che, a giudicare dai fatti, sembrerebbero essere ancora in vigore nella Comunità Alta Valsugana e Bersntol.
I comportamenti adottati dall’assistente sociale di Carla non si direbbero infatti allineati con le ottime riforme attuate dall’Assessore alle Politiche Sociali Mariachiara Franzoia e dal Comune di Trento, riforme che ci piacerebbe venissero implementate in tutto il Trentino. Sembra invece persistere la vecchia cultura psichiatrica coercitiva. In particolare, secondo la famiglia, l’assistente sociale non avrebbe accolto pienamente le richieste di Carla di tornare dai suoi affetti e, nell’ultimo episodio, non l’avrebbe ascoltata adeguatamente, ordinando che ritornasse nel posto in cui, secondo la mamma, è stata poi picchiata nuovamente.
Dopo l’ennesimo episodio di maltrattamenti i Carabinieri avevano accompagnato Carla in una comunità, ma Carla non aveva accettato il collocamento ed era tornata a casa.
Oggi ci rallegriamo per la bella notizia, ma non possiamo esimerci dal segnalare come il caso di Carla non sia l’unico di cui siamo venuti a conoscenza per quanto riguarda la Comunità Alta Valsugana e Bersntol.
La formazione degli operatori dei servizi sociale è troppo intrisa di concetti pseudoscientifici, che li inducono a medicalizzare ogni aspetto del comportamento umano. È necessario estirpare l’approccio psicopatologico e sostituirlo con pratiche umanistiche e pedagogiche che, nel rispetto dei diritti umani, aiutino davvero le famiglie in difficoltà, anziché dividerle.
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