“Nemo propheta acceptus est in patria sua.” Riconsegniamo a Cristofaro quel che è di Cristofaro! Partiamo da Avezzano …

“Nemo propheta acceptus est in patria sua.” Riconsegniamo a Cristofaro quel che è di Cristofaro! Partiamo da Avezzano …

Regione Abruzzo, Avezzano, Capistrello, scrisse Samuel Johnson forse passando di li: “Chi invidia un altro ne riconosce la superiorità.”

Per corredare il suo sito web, cercavo in rete alcune Opere “perse” di mio Padre, il Maestro delle arti visive Silvano De Cristofaro, in arte “Cristofaro”, quando mi sono imbattuto in un link del “Catalogo generale dei Beni Culturali” laddove riconoscevo un monumento ideato e realizzato da mio Padre.

Lo riconoscevo perché ne ho visto i bozzetti “prima” della sua realizzazione, l’ho riconosciuto perché ero li quando lo scolpiva e, soprattutto, quando lo inaugurarono.

L’ho riconosciuto perché era proprio quel monumento che dissi a mio Padre di “non” realizzare ma che lui, amante della propria terra marsicana, volle realizzare comunque …

Comunque iniziamo dall’inizio, perché le “restituzioni” di Opere d’Arte al Maestro Cristofaro saranno parecchie …

Nei primi mesi del 1996 viene commissionata al Maestro Cristofaro, scultore, pittore (e restauratore di opere d’arte, di fama internazionale), un monumento agli Alpini da posizionare in via Cavalieri di Via Veneto, nei pressi della Chiesa di Santa Maria Goretti, nella città di Avezzano, come si legge negli articoli e opuscoli dell’epoca.

In realtà, il monumento è sì in Avezzano ma è posizionato nel parco fra la via Cavalieri di Vittorio Veneto e via Don Giovanni Minzoni e non è un monumento dedicato agli Alpini caduti (come allora precisato dal Gruppo Alpini di Avezzano) bensì, agli Alpini, in generale.

Doverosa è la precisazione poiché due mesi dopo l’inaugurazione del monumento (avvenuta l’8 settembre 1996), più precisamente il 21 novembre 1996 proprio il Gruppo Alpini di Avezzano, su delibera della Sezione Abruzzi, chiese all’artista di “togliere” il proprio nome dall’alto della facciata est del monumento non essendo ritenuto “ammissibile” da questi ultimi!

Chiaramente il monumento per i committenti doveva rimanere anonimo, il Maestro Cristofaro, non poteva essere riportato negli annali!!!

Però, per niente scosso, il Maestro Cristofaro il 4 dicembre del 1996 replicò agli Alpini di non essere interessato alle loro delibere, precisando (testuali): “Se debbo togliere la mia firma e quella del coesecutore proporrò la rimozione dell’intero monumento, tanto che non mi è stato né pagato e neppure ringraziato da voi alpini e né da altri!”, diffidandoli dal “manomettere” il monumento.

D’altronde, le Opere scultoree e pittoriche del Maestro Cristofaro in Abruzzo, o meglio, ad Avezzano (e a Capistrello, paese che gli diede i natali…) sono solite sfuggire di mano alla storia poiché lasciate sapientemente cadere da chi di dovere nel dimenticatoio del tempo, tuttavia, c’è chi la storia non la può cambiare ma può riscriverla, come ad esempio quella del “Sacrario ai caduti del terremoto”, eretto sempre ad Avezzano ma questa è un'altra storia, che presto sarà raccontata, tutta ...

Torniamo ad Avezzano, è l’estate del 1996 …affannosamente si lavora per scolpire un monumento ciclopico, un blocco massiccio di granito di oltre 3 metri di altezza, 2 metri per 2 metri di base per un peso di circa 16.000 chili, per un totale finito di oltre 23.200 chili di monumento, tanto che, come ovvio, furono svolte le indagini geologiche per la fondazione e verifica!

Incredibile, davvero incredibile, quel monumento l’ho visto personalmente prima su carta e poi in formato ridotto (bozzetto) e vederlo finito fu grandioso, domenica 8 settembre del 1996 una folla si riunì in Piazza del Municipio ad Avezzano alle 09:00 e alle 11.30, il corteo, inaugurò il monumento, con tanto di benedizione dell’allora Vescovo Domenico Umberto D'Ambrosio.

Ma i ringraziamenti all’autore, all’artista, l coautore, no, nessuno, di ringraziamenti neanche l’ombra!

Tutti furono nominati tranne mio Padre, l’autore, che era presente!

Un anno di lavoro, un debutto in pompa magna e li sul posto, sul più bello, durante l’inaugurazione il niente, il nulla, l’artista e il suo collaboratore non furono neanche nominati se non di sfuggita, in sordina e nell’opuscolo che ancora oggi testimonia, almeno quello, l’opera ideata e scolpita da mio Padre.

Oggi come allora, forse oggi più di allora sconsiglierei mio padre dal prodigarsi, dal regalare la sua Arte a chi non merita neanche l’onore del silenzio, tuttavia, l’amore di quest'ultimo per la sua terra natia l’ha portato a dedicarsi per mesi, anzi per anni al compimento di Opere d’Arte che almeno quelle, lo testimonieranno nei secoli a venire come uno fra i maggiori artisti contemporanei ma, di contro, resta l’amarezza della condizione per cui raramente una persona gode di prestigio e riconoscimento nel luogo in cui è nata e in cui tutti la conoscono.

Mentre come spesso avviene, è più facile che questo accada altrove, lontano, tra perfetti estranei …

La grande difficoltà di essere apprezzati in ambienti “familiari” che all’inverso vede una maggiore possibilità di vedere riconosciute le proprie capacità e meriti in ambienti estranei.

Quant’è facile diffidare, noi tutti diffidiamo di chi è vicino e/o simile a noi e siamo scettici nei suoi confronti perché in realtà diffidiamo di noi stessi, infatti, proiettiamo nell’altro i nostri aspetti meno desiderabili, per cui l’altro “non può essere tanto meglio di noi” …

Invece a volte lo è, spesso lo è, questo ci sconforta e siamo capaci di togliere meriti a chi ne ha diritto piuttosto che ammetterli e concederli.

Ma l’Arte è inarrestabile, non c’è congiura o amministrazione che può fermarla, la storia ce lo insegna, fra le prime lezioni c’è quella che ci ha raccontato la storia di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, ogni epoca ha il suo stile e quest’epoca, non è diversa dalle altre quando si parla di oscurantismo, di arretratezza culturale.

Il diplomatico statunitense Dwight Whitney Morrow una volta disse: ”Il mondo si divide tra persone che realizzano le cose e persone che ne prendono il merito”, ora e adesso noi saremo testimoni che a volte chi realizza le cose e chi ne prende il merito è la stessa persona.

È il caso di mio Padre Silvano, abruzzese, marsicano, l’ho sempre visto ”forte e gentile” come scrisse dell’Abruzzo lo scrittore Primo Levi così come l’ho visto spendere gran parte della sua vita e delle proprie energie per il “Grande Accampamento”, per Caput Castrorum, il suo paese natio il cui animo sociale è stato per anni, a mio umile avviso, più refrattario di qualsiasi altro accampamento …

Per buona sorte però, c’è chi riconosce il valore, la qualità, la virtù e il merito di chi “sa fare” e non di chi sa dire, tanto è vero che in Abruzzo, nel resto d’Abruzzo il Maestro Cristofaro è stimato come nel resto d’Italia e nel mondo, perché l’arte è inarrestabile, il potere della comunicazione visiva attraverso l’arte non vede ostacoli, non esistono impedimenti dinnanzi alla forza travolgente del sentimento, l’arte parla una lingua che va oltre le parole, l’arte fa pensare.

Ti spinge a interrogarti, a vedere le cose da angolazioni nuove, un quadro astratto può farti riconsiderare la realtà.

Una poesia può cambiare il tuo modo di vedere l’amore o la sofferenza.

L’Opera scultorea in questione (così descritta dai Beni Culturali), è realizzata mediante l'utilizzo di diversi materiali, ha la forma di una montagna figurata stilizzata e la decorazione si svolge tutto intorno ad essa.

Sul lato frontale, una figura, sembra quasi uscire dalla roccia e con una mano sostiene una lastra bronzea nella quale vi è riportata la preghiera dell'alpino.

In basso a destra, vi è inserita la committenza del monumento.

Sul fronte sinistro vi è una fascia in finto mosaico, all'interno della quale vi è riportato, in caratteri maiuscoli bianchi, il motto del 9° Reggimento Alpini dell'Aquila, che si attribuisce a Gabriele D'Annunzio: “D'AQUILA PENNE UGNE DI LEONESSA.”

Nella parte posteriore, in alto, vi è inciso il nome del coesecutore dell'opera e l'anno di esecuzione.

Infine, sul lato destro, emerge dalla roccia la figura di un alpino nell'atto di raggiungere la vetta della montagna, dove vi sono posizionati un cappello alpino ed un globo dal quale sta per spiccare il volo un'aquila …

In alto vi è inciso il nome del coesecutore dell'opera …

E il nome dell’autore?

Dov’è il nome dell’ideatore ed esecutore materiale del monumento Silvano Cristofaro?

Così come dev’essere ricordato sia al Sindaco di Avezzano che all’Assessorato al Turismo e Cultura che un monumento non è solo pietra scolpita o bronzo fuso, esso è “memoria” che prende forma, è identità collettiva che si fa visibile nello spazio pubblico.

Ogni monumento racconta una storia, custodisce valori, ricorda sacrifici o celebra conquiste.

È un ponte tra passato e futuro, tra chi eravamo e chi aspiriamo a essere.

Per questo, ogni opera monumentale merita cura, rispetto e valorizzazione.

Ma un monumento, è anche il frutto della visione, del talento e del lavoro dell’artista che lo ha creato.

Onorare il monumento significa anche riconoscere e onorare chi, con sensibilità e competenza, ha saputo dare forma a un simbolo che parla a tutti.

L’artista non è un semplice esecutore ma un grande interprete della memoria collettiva, esso merita di diritto che il suo nome non venga dimenticato, che la sua opera sia accompagnata da un’adeguata segnaletica, che il suo contributo venga riconosciuto nelle cerimonie ufficiali e nei documenti pubblici.

Come mio costume, non rivolgo alcun appello alle istituzioni, non sono solito chiedere nulla a nessuno, tuttavia, “custodire” un monumento pubblico significa custodire la memoria di una comunità e riconoscere l’artista significa dare dignità alla cultura e all’arte pubblica.

Per questo motivo suggerisco ai Beni Culturali, ovvero alla Soprintendenza, di non lasciare “anonimo” il monumento, di non sottolineare solo i dettagli dell’opera ma valorizzare l’artista che l’ha compiuta, anche perché ci troviamo dinnanzi ad uno scultore che in giovane età fu “allevato” e artisticamente “cresciuto” dall’indiscusso Maestro Francesco Nagni, il grande scultore viterbese le cui opere sono esposte in tutto il mondo (Artista purtroppo scomparso nel 1977).

Giova precisare che dopo aver visto dei bozzetti per un progetto scultoreo ad Avezzano, nel 1964 fu proprio il Maestro Francesco Nagni a segnalare il Maestro Cristofaro - all’epoca artista emergente - quale ragguardevole esecutore del gruppo scultoreo da posizionare nel Sacrario per i terremotati.

Ma anche questa è un'altra storia …

Non lasciamo che l’oblio cancelli né l’uno né l’altro, specialmente se l’autore, come in questo caso, è di altissimo profilo internazionale, comprendo l'impegno nel collezionare brutte figure ma forse, è arrivato il momento di interrompere questa singolare raccolta e tornare a scelte che facciano onore al buon senso e al ruolo che tutti ricopriamo …

Orazio scrisse “aurea mediocritas” ovvero, “una dorata mediocrità”, invitando al giusto mezzo tra povertà e ricchezza, senza eccessi, è certo non possiamo restare nel mezzo, spesso dobbiamo prendere una posizione e proprio per questo le parole del CristoQuae sunt Caesaris, Caesari” meritano più attenzione: "date a Cesare quel che è di Cesare", in questo caso: “date a Cristofaro ciò che è di Cristofaro” riconoscendo così, i meriti di ognuno …


Andava detto e l’ho scritto.

fidi@s1970 - Member 20643 * GNS Press Association