Allen, «regista cieco» che conquista la Francia

A Cannes l’anteprima per i giornalisti di Hollywood ending in sala molte risate, ma alla fine l’applauso è tiepido Il film domani aprirà ufficialmente il Festival dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE

CANNES - "Grazie ai Dio esistono i francesi": è con questa frase, che provoca applausi a scena aperta in platea, che Woody Allen rende omaggio al pubblico (e alla critica) del Festival di Cannes. Parole permeate di ironia, per quanto bonaria: perché il grande autore newyorkese le pronuncia, dallo schermo, nel suo ruolo di regista temporaneamente cieco la cui pellicola, girata senza nè capo nè coda, trova un inaspettato successo proprio Oltralpe.

Accade nelle sequenze finali di Hollywood ending, il film che aprirà ufficialmente, domani sera, il Festival di Cannes. Ma già oggi l’ultima fatica alleniana è stata presentata in anteprima, alle centinaia di giornalisti presenti sulla Croisette. Pubblico snob per eccellenza: le gag fisiche e verbali di Woody hanno strappato molte risate durante la proiezione, ma alla fine l’applauso è stato tiepido. Forse perché l’opera ha il torto (se così si può dire) di appartenere al filone brillante che il regista ha ritrovato, negli ultimi anni: basta pensare ai due titoli precedenti, Criminali da strapazzo e La maledizione dello scorpione di giada.
E del resto, anche all’uscita americana di qualche settimana fa, i recensori non sono stati teneri con Hollywood ending, con i grandi quotidiani come il "New York Times" e il "Los Angeles Times" che l’hanno reputato non all’altezza della fama del suo autore. Certo, ci sono stati anche giudizi di segno opposto: "Usa Today" l’ha definito il suo film più divertente dai tempi di Pallottole su Broadway.

Al di là dei giudizi differenti, resta il fatto che in questa nuova pellicola Allen celebra due della sue città preferite, Parigi e New York. Ribadendo invece l’avversione per Los Angeles. Ecco la trama: Val (cioè Woody) è un regista genialoide che da dieci anni non produce qualcosa di decente; e la proposta di tornare nel giro che conta, con un bel film sulla Grande Mela ad alto budget, gliela offrono l’ex moglie (Tea Leoni, già protagonista di Deep Impact) e l’uomo che gliel’ha portata via, interpretato da Treat Williams (Hair, Il principe della città ), il classico produttore con villa a Beverly Hills.

Conseguenza: a Val, ipocondriaco all’ultimo stadio, viene una cecità psicosomatica, e così (grazie anche alla complicità della sua ex) porta a termine le riprese senza vedere assolutamente nulla. Il risultato è un'opera priva di senso, stroncata negli Usa, ma che trova sostenitori appassionati in Francia. E il successo è assicurato.
È chiaro che, con questa struttura e questa presa in giro affettuosa dei critici francesi, Allen non poteva che portare Hollywood ending qui a Cannes, "tradendo" la Mostra di Venezia dopo molti anni. Ma l’ironia bonaria Woody la riserva anche a se stesso, nei panni di un regista innamorato (come lui) di New York, e amato (come lui) più in Europa che in patria. La vera novità è che il regista, restio ai riflettori, è venuto di persona ad accompagnare il film sulla Croisette. E tutto fa prevedere che, al suo arrivo sulla passerella delle star, sarà accolto come un divo.