Mentre la stampa inglese ipotizza l’attacco in grande stile su Baghdad già tra due mesi, i missili dei cacciabombardieri angloamericani si abbattono per la sesta volta in 3 giorni su installazioni militari nel sud dell’Iraq.
Bush e blair mostrano i muscoli e a dimostrarlo concorre l’inasprimento di queste operazioni militari giustificate, secondo i due alleati, dal pattugliamento delle aree di territorio iracheno interdette al volo, ma bollate come provocazioni dal regime di Baghdad. Ed oggi, a riprova dell’urgenza e della determinazione sfoderata negli ultimi giorni da Bush, l’edizione domenicale del Times di Londra pubblica addirittura la data prevista per l’attacco: il 28 novembre, scrive il quotidiano citando fonti del Pentagono. Non un giorno qualsiasi: il Thanksgiving day, il giorno del ringraziamento, festa nazionale americana. Un inno al patriottismo, in pieno stile Bush, ma nei fatti due mesi prima rispetto alle previsioni. Gli strateghi prevedevano l’inizio dei bombardamenti per la fine di gennaio.
l’anticipazione del D-day sarebbe dovuta proprio all’asfissiante pressing della Casa Bianca. Il Pentagono ha messo a punto un piano d'intervento che in sole tre settimane scatenerebbe le prime ondate di attacchi e garantirebbe l’insediamento in Iraq di un'avanguardia di incursori. Non è un caso che proprio oggi giunga conferma che tra pochi giorni inizieranno nel deserto giordano esercitazioni e manovre militari congiunte tra gli eserciti di Stati Uniti, Giordania, Egitto e Kuwait. Londra e Washington concentrano gli sforzi per ottenere se non l’appoggio quantomeno l’astensione di Francia, Russia e Cina sulla durissima bozza di risoluzione che domani dovrebbe essere presentata al consiglio di sicurezza dell’Onu. Se il documento fosse approvato, almeno 9 voti su 15, Saddam avrebbe 7 giorni per accettarlo.
La resistenza più dura è di Mosca: "nella sua forma corrente il documento è irrealizzabile" insiste il Cremlino che punta sulla priorità alle ispezioni. Lunedì, a Vienna, il capo degli ispettori Blix si siederà di fronte alla delegazione irachena. Due giorni di colloqui, per un primo vaglio delle reali intenzioni irachene.
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