Rita Borrelli, signora napoletana di 58 anni, prima di arrendersi ha lottato per nove mesi. Tanto è trascorso dal giorno in cui, al policlinico di Modena, aveva ricevuto un fegato nuovo che avrebbe dovuto salvarla dalla cirrosi. Invece da quell’operazione sono nati nuovi guai per la signora, il suo, da luglio, è diventato un caso nazionale.
Quel fegato era già malato, aggredito da un tumore che non era stato mai diagnosticato al donatore, morto in un incidente stradale.
La vicenda è da allora sul tavolo dei magistrati modenesi, che hanno già disposto l’autopsia sul corpo della signora Rita. Una storia incredibile, che ebbe inizio quando in casa Borrelli giunse la telefonata tanto attesa, quella che avrebbe dovuto restituirle il sorriso: la disponibilità di un fegato compatibile con quello della donna, ammalata di cirrosi epatica.
Rita partì in tutta fretta per il Policlinico di Modena, qualche ora dopo era già in sala operatoria. l’intervento era in corso quando arrivò la notizia della scoperta che i reni del donatore erano stati aggrediti da un tumore maligno. Troppo tardi per tornare indietro nel trapianto.
Qui le versioni dei familiari della donna e dei sanitari del policlinico emiliano cominciano a divergere. I medici sostengono di aver avvertito del rischio, anche se si dicono sicuri che il cancro - ancor prima del trapianto - aveva già minato il fisico della signora. Dopo qualche mese, dal suo letto nell’ospedale Cardarelli di Napoli, la signora Rita denunciò pubblicamente il suo caso, addossando ai dottori del centro modenese ogni responsabilità . Partì l’inchiesta giudiziaria, il primario e cinque collaboratori dell’equipe del centro trapianti multiviscerale di Modena, finirono indagati per lesioni colpose, ipotesi oggi trasformata in omicidio colposo.
La verità ora potrà arrivare dall’autopsia.
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