CATANIA - La polizia di Stato ha eseguito un' ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 51 presunti appartenenti all’ ala 'stragista' di Cosa nostra di Catania, rappresentata dal clan Mazzei. Le accuse ipotizzate a vario titolo sono associazione mafiosa, traffico di droga e due tentativi di omicidio.
Tra gli arrestati ci sono anche Sebastiano Mazzei e Rosa Morace, figlio e nuora del capo della cosca, Santo Mazzei, al quale l’ ordine di custodia è stato notificato nel carcere in cui è detenuto per scontare una condanna all’ ergastolo. l’ inchiesta è basata su due anni di indagini svolte dalla squadra mobile di Catania, che ha individuato in ''Nuccio' Mazzei il nuovo reggente dell’ organizzazione. Nella cosca avrebbe avuto un ruolo di rilievo anche sua moglie, Rosa Morace, che è indagata per associazione mafiosa e per traffico di droga. Le indagini presero spunto da un tentativo di omicidio di ''pulizia interna'' contro un appartenente di spessore dello stesso gruppo criminale.
Il boss Santo Mazzei, secondo quanto riferito da più collaboratori di giustizia, fu fatto uomo d' onore su richiesta del capo dei capi, Toto' Riina, per contrastare il potere di Benedetto Santapaola che non aveva condiviso la decisione dei Corleonesi di avviare la stagioni delle stragi di mafia.
l’ operazione è stata denominata ''Traforo'' e ha consentito di azzerare l’ organigramma della famiglia Mazzei. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, rapine, estorsioni e tentativi di omicidio. Secondo le indagini, il clan avrebbe mutato il sistema palermitano dell’ organizzazione a carattere verticistico. l’ organizzazione è suddivisa in singoli gruppi, ciascuno dei quali è affidato a un responsabile di ''quartierè': ai vertici per la ''squadra'' di Catania vi erano Angelo Privitera e Sebastiano Mazzei. Per la ''squadra'' di Misterbianco-Lineri, vi era Orazio Coppola. Le indagini cominciarono alla fine del 1998, quando gli investigatori ritennero che Michele Cuffari, all’ epoca rinchiuso nel carcere di Rebibbia, rivestisse una posizione di rilievo nel clan, allora diretto da Santo Mazzei. Le indagini evidenziarono che Cuffari gestiva il clan per conto di Mazzei, il quale, essendo sottoposto al 41 bis, non poteva comunicare agevolmente con gli affiliati. Le indagini hanno permesso di scoprire l’ esistenza di una lotta intestina per la leadership all’ interno del clan, che sarebbe sfociata in due tentativi di omicidio, quello di Orazio Coppola, avvenuto l’ 11 novembre del 1999, e quello di Rosario Sciuto, avvenuto una settimana dopo. Mandanti ed esecutori del primo sarebbero stati Santo Di Benedetto, Matteo Orazio Gianguzzo, Giambattista Motta, Angelo Privitera e Rosario Sciuto. Lo stesso Orazio Coppola, insieme con Domenico Bertolo, sarebbe stato mandante ed esecutore del tentativo di omicidio di Rosario Sciuto.
l’ organizzazione avrebbe inoltre organizzato un traffico di cocaina e marijuana acquistata in Calabria. Prova ne è stato l’ arresto, venuto il 26 giugno del 2000, di Agatino Costantino, Santo Scardaci e Sebastiano Ierna, trovati in possesso di due chilogrammi di cocaina.
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