Emilia Neanitu, la testimone chiave dell’omicidio di Giovanna Reggiani soffre di gravi problemi mentali e nel 2005 fu internata per un anno nel reparto psichiatrico dell’Ospedale di Siblu, in Romania: un periodo di cura lungo che solo una patologia complessa poteva richiedere. l’informazione, che i Rom del campo di Tor di Quinto, non creduti, avevano già fornito alle forze dell’ordine, ha trovato conferma.
l’attendibilità della teste è comunque messa in forte dubbio dai suoi stessi figli, Florin e Basile, oltre che da una nuora. Nonostante ciò, l’incidente probatorio si è svolto stamattina nell’ufficio del gip Claudio Mattioli, senza che l’avvocato dell’accusato, Piero Piccinini, si sia opposto, in considerazione delle condizioni mentali in cui versa Emilia. A quanto ci è dato sapere, l’avvocato difensore non ha neppure richiesto all’Ospedale di Siblu la cartella clinica della paziente. La donna ha confermato le accuse a Mailat (nella foto), mentre l’indagato ha ribadito di aver borseggiato Giovanna Reggiani, ma di non aver compiuto alcuna violenza su di lei. Il penalista sembra decisamente intimidito e ha annunciato di non aver intenzione di prendere alcuna iniziativa nè di presentare ricorso al Tribunale della Libertà .
l’unico suggerimento che il legale ha rivolto, sottovoce, alle autorità è quello di non interrompere le indagini e di verificare se per caso un'altra persona possa avere responsabilità del delitto. Riguardo agli esiti degli esami del DNA annunciati dalla stampa subito dopo il fatto, sembrano scomparsi e nessuno ne fa più parola. Ricordiamo che le autorità dichiararono di aver trovato Mailat con il viso sporco del sangue della vittima e che, inoltre, il sangue dello stesso Mailat avrebbe dovuto trovarsi sotto le unghie di lei, visto e considerato che gli furono rilevati graffi sul una spalla e in altre zone del corpo, segno, secondo gli inquirenti, di una collutazione nel corso della quale la donna si sarebbe opposta alla violenza esercitata su di lei dell’indagato.
Roberto Malini -
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