Promettevano “regolarizzazioni“ truffando immigrati due italiani e un tunisino arrestati

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Andria: Bari - Adescavano gli stranieri, prevalentemente nordafricani, in un circolo ricreativo gestito da un tunisino e si facevano consegnare 2mila euro a pratica, rilasciando false attestazioni di avvio della procedura di regolarizzazione sul territorio nazionale. Scoperti sono finiti in manette.

Si tratta di un 59enne, a capo dell’organizzazione, di un 62enne, entrambi andriesi e di un 42enne tunisino, arrestati questa mattina ad Andria ed a Genova dai Carabinieri della Compagnia della città federiciana con le accuse di “associazione a delinquere finalizzata alle truffe ai danni di extracomunitari“, “truffa“ e “falsificazione di documenti“. I tre arresti sono avvenuti in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Trani che ha condiviso appieno le risultanze investigative prodotte dai militari.

Le indagini partite dalle denunce sporte da alcune vittime del raggiro, che confrontandosi tra di loro hanno scoperto l’inganno, hanno consentito di appurare che i tre, sfruttando la procedura prevista dalla legge nr. 102 del 3 agosto 2009, la quale consentiva di regolarizzare gli stranieri già presenti in Italia, facendo emergere dal lavoro irregolare numerose colf e badanti, hanno truffato almeno una cinquantina di extracomunitari - ma le vittime potrebbero essere molte di più - con lo stesso “modus operandi“.

Il procacciatore dei “clienti“ era proprio il tunisino, gestore di un circolo ricreativo ad Andria, punto di ritrovo per immigrati, che aveva il compito preciso di “rastrellare i polli“, come sottolinea il G.i.p. nell’ordinanza cautelare. Lo straniero “agganciava“ le vittime invogliandole ad affidarsi a lui, riscuotendo materialmente l’anticipo sulle somme corrisposte per la regolarizzazione. Il 62enne forniva la base logistica per le attività finalizzate alla consegna del denaro ed alla predisposizione dei documenti falsi da consegnare agli immigrati, mentre il 59enne rivestiva il ruolo di capo, promotore ed organizzatore, “sempre pronto a riempirsi le tasche dei soldi rubati a cittadini extracomunitari accumulati da costoro, uno sull’altro, con il sudore e il rischio della dura fatica“. Alle vittime, i tre promettevano un lavoro e la prenotazione on-line della regolarizzazione sul sito del Ministero dell’Interno.

Successivamente, dopo essersi fatti consegnare un acconto, rilasciavano i seguenti documenti, tutti falsi:
- ricevuta della domanda di emersione di lavoro irregolare con intestazione del Ministero dell’Interno, con i dati anagrafici del richiedente e del lavoratore extracomunitario, codice identificativo della domanda e codice di verifica;

- modello F24 di pagamento del contributo forfettario per l’immigrazione con il quale si attesta il versamento di 500 euro;

- un modello indirizzato allo Sportello Unico per l’Immigrazione con cui si richiede il nulla osta al lavoro subordinato per il lavoratore straniero da assumere, con i dati anagrafici del datore di lavoro, persona inesistente, e con falsa accettazione alla assunzione al lavoro.

In alcuni casi la “banda di truffatori“, definita dal G.i.p. particolarmente organizzata, efficiente e convincente, che in un breve periodo di tempo è riuscita a “spillare“ decine se non centinaia di migliaia di euro a “poveri disgraziati“, ha falsificato documentazioni mediche, coinvolgendo a loro insaputa anche noti professionisti della provincia di Bari, con le quali si attestavano gravi patologie, quali il morbo di Alzaimer, sofferte da inesistenti pazienti, che gli stranieri averebbero dovuto legalmente assistere proprio in qualità di “colf e badanti“.

Consegnata la documentazione ed in attesa di ricevere il saldo, di fronte alle lamentele delle vittime, che ancora non vedevano regolarizzata la loro posizione, cercavano di prendere tempo con delle scuse o non facendosi trovare.

Tratti in arresto, il 59enne è stato associato presso la casa circondariale di Genova Marassi, località ove lo stesso si era rifugiato per continuare a “sfuggire“ alle legittime richieste delle vittime mentre gli altri due sono stati tradotti presso il carcere di Trani.

Durante l’esecuzione del provvedimento è stato rinvenuto e sequestrato il materiale utilizzato per la falsificazione dei documenti nonchè diversa documentazione da sottoporre ad accertamenti.
Nei confronti delle vittime, invece, sono state avviate le procedure per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia.