Tra cronaca e racconto, da una fonte che ci chiede di restare anonima riceviamo e volentieri pubblichiamo:
ETIOPIA, "Teshome ha 19 anni e un po’ di sfortuna: il suo nome non è tra i 2.417 prigionieri rimessi in libertà ieri su ordine del governo, dopo l’arresto seguito ai disordini d’inizio novembre ad Addis Abeba. L’avevano preso settimana scorsa mentre dormiva: agenti della polizia federale con la divisa blu mimetica e armi in pugno hanno bussato alla porta di casa sua, un’abitazione semplice ma dignitosa nel quartiere nord-occidentale di Gulale. Gli hanno dato il tempo di mettersi le scarpe.
Come lui, negli ultimi sette giorni migliaia di giovani - sospettati di “simpatizzare” per l’opposizione " sono stati prelevati di notte e destinati alle carceri della capitale o in campi militari a centinaia di chilometri di distanza. Ieri sera la televisione statale ha riferito che le scarcerazioni sono avvenute in tre prigioni: Addis Abeba, Ziway (circa 150 chilometri a sud della capitale) e Debessa. Qui, 360 chilometri a ovest di Addis, si trova anche Teshome: è riuscito a scriverlo su un foglio di carta consegnato all’autista del camion che lo ha deportato, il quale a sua volta ha trasmesso il messaggio alla famiglia. “È una base militare in uno dei luoghi più insalubri del paese, un ambiente torrido infestato dalla malaria” spiega alla MISNA una fonte della società civile, che accetta di parlare solo dietro garanzia dell’anonimato.
Quelle scarpe " aggiunge " “non gli serviranno: sappiamo che vengono requisite dalle forze di sicurezza per evitare che i detenuti possano scappare. A piedi nudi da Debessa è impossibile fuggire”. Mercoledì il governo aveva annunciato la scarcerazione delle prime 280 persone arrestate nei giorni scorsi; la MISNA ha appreso che tra loro vi è almeno un deputato della Coalizione per l’unità e la democrazia (Cud), la formazione anti-governativa che a ottobre aveva boicottato il Parlamento protestando contro i brogli delle legislative di maggio, vinte dal partito del controverso primo ministro Meles Zenawi. Non esistono stime precise sul numero di civili " soprattutto giovani, ma anche ragazze e alcune donne - prelevati in questi giorni.
Stime attribuite a “fonti diplomatiche” hanno indicato 24.000 ’desaparecidos’ senza nome, mentre alcuni hanno azzardato fino a 40.000 incarcerazioni arbitrarie. “Non possiamo indicare alcun numero” ha detto alla MISNA Ana Schaf, portavoce del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), che di norma ha accesso alle carceri in Etiopia. Anche ieri pomeriggio, centinaia di persone sostavano davanti agli uffici dell’organizzazione non lontano da ’Bole road’, per chiedere notizie dei propri congiunti. Dalla polizia è quasi impossibile averne. “Stiamo per iniziare le visite ai detenuti” ha aggiunto Schaf, senza precisare se il Cicr si recherà anche a Debessa e Urso, l’altra base militare " a est, sulla vecchia linea ferroviaria per Gibuti " dove sono stati portati altri prigionieri. Intanto " aggiunge un esponente della chiesa ortodossa che fino a qualche settimana fa ha visitato le prigioni - si vive “homeless at home”, “senza casa a casa propria”. “I giovani hanno paura di dormire presso la propria famiglia. Da sei giorni sto ospitando nella casa parrocchiale due giovani che temono di essere prelevati di notte”, spiega alla MISNA, chiedendo di omettere le sue generalità e ogni altro elemento di riconoscimento. “In tutti i quartieri ci sono delatori che indicano i giovani accusati di essere vicini all’opposizione o di aver partecipato alle manifestazioni del 1 novembre”, quando i manifestanti scagliarono pietre contro le forze di sicurezza e bruciarono un centinaio di autobus. La sanguinosa repressione " operata anche dalle forze speciali ’Agazi’ che in queste ore continuano a pattugliare la città - ha provocato una cinquantina di vittime accertate, ma almeno un centinaio secondo fonti concordanti anche ospedaliere.
Intanto le autorità hanno reso noto una lista di “ricercati”, mostrando foto, indirizzo e numero di telefono alla televisione nazionale: si tratta di esponenti dell’opposizione, della società civile e giornalisti accusati di aver fomentato i disordini.
Tra loro anche Netsanet Demissie, avvocato, direttore di ’Social Justice’, un cartello di 35 organizzazioni non governative (ong) locali che hanno monitorato le elezioni di maggio. “Dopo ripetute minacce, alla fine ha deciso di consegnarsi alle autorità ” dice alla MISNA un’operatrice umanitaria locale, che insieme a Netsanet aveva promosso nei mesi scorsi l’associazione “Voice for peace”, impegnata a favorire il dialogo tra governo e opposizione.
Altri 24 esponenti di primo piano " tra cui i vertici del Cud e il professor Mesfin Woldemariam, fondatore del Consiglio etiopico per i diritti umani " sono comparsi davanti ai giudici; gli inquirenti hanno chiesto e ottenuto altre due settimane per raccogliere indizi. Mentre la magistratura è al lavoro, il primo ministro li ha accusati di tradimento, punibile persino con la pena di morte". [EB]
misna@misna.org
Ultimi Articoli
Carofiglio porta — Elogio dell'ignoranza e dell'errore — al Teatro Manzoni
Teatro per tutta la famiglia: “Inside and Out of Me 2” tra ironia e interazione
Dogliani celebra quindici anni di Festival della TV con “Dialoghi Coraggiosi”
Sesto San Giovanni — 180 milioni dalla Regione per l’ospedale che rafforza la Città della Salute
Triennale Milano — Una settimana di libri, musica, danza e arti sonore dal 20 al 25 gennaio
A febbraio la corsa alle iscrizioni nidi – Milano apre il portale per 2026/2027
Hackathon 2025 — a Palazzo Lombardia gli studenti sfidano il cyberbullismo
Firmato il nuovo Protocollo per il Punto Unico di Accesso tra Municipio Roma III e ASL Roma 1
Vinicio Vianello — Il design del vetro a Murano in mostra alla Triennale di Milano