ROMA, Venerdì 6 maggio 2005, alle ore 17,30, presso la Sala del Refettorio in Roma si terrà un convegno intitolato “Non muoio neanche se mi ammazzano”, per ricordare gli Internati militari italiani a sessant’anni dalla loro liberazione. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione nazionale reduci dalla prigionia con il patrocinio del Consiglio nazionale delle ricerche.
Perchè ricordare gli Imi, e perché ricordarli attraverso una battuta di Giovannino Guareschi come “Non muoio neanche se mi ammazzano”? Perchè gli Imi hanno scritto una pagina fondamentale ai fini dello svolgimento della seconda guerra mondiale, ma anche una grande testimonianza di coraggio e onestà , pagata con un carissimo prezzo di lacrime e sangue, che soprattutto oggi è importante sia riletta da chi non la conosce. In primo luogo dai giovani, ma più in generale dai tanti cui questa vicenda non è stata sufficientemente raccontata.
Dopo l’8 settembre 1943, i reparti tedeschi disarmarono e catturarono centinaia di migliaia di militari italiani, nel Nord Italia ma anche in Grecia, Albania, Jugoslavia e sugli altri fronti, avviandoli alla prigionia in Germania. Si salvarono dalla deportazione i pochissimi che accettarono di collaborare con i nazisti, mentre decine di migliaia caddero nella “prima resistenza”, particolarmente nei Balcani e in Grecia, e la stragrande maggioranza, rifiutatasi di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, venne internata nei lager, dando origine alla cosiddetta “resistenza bianca”. A questi militari fu persino negata la qualifica di “prigionieri di guerra”, tanto che per definirli venne adottata una sigla speciale - IMI, Internati Militari Italiani " e questo consentì ancor più di farne il bersaglio di continue vessazioni. Fino alla loro liberazione, avvenuta esattamente sessant’anni fa, ai primi di maggio del 1945, questi uomini vissero in condizioni di vita terribili, resistendo al freddo, alla fame e al terrore, ribadendo però il loro “no”: dai 615.000 ai 720.000 i prigionieri e da 30.000 a 106.000 le vittime, secondo le stime. Un contributo eroico e fondamentale per la liberazione e la sconfitta del nazismo.
Per lungo tempo solo la memorialistica dei reduci e l’attività dell’Anrp hanno mantenuto viva questa testimonianza che vide tra i suoi protagonisti Giovannino Guareschi, Gianrico Tedeschi, Arturo Coppola, Giuseppe Novello, Roberto Rebora, Enzo Paci e Giuseppe Lazzati... Tra gli Internati, Guareschi fu un leader e un simbolo. Ne incarnò l’irriducibile rifiuto di collaborare in qualsiasi forma alla Germania nazista, ma raccontò anche la cocente delusione dovuta al mancato riconoscimento di tale resistenza da parte degli italiani e degli eserciti alleati. Sentimenti che lo scrittore seppe rappresentare senza rinunciare alla capacità di sorridere, di far sorridere, senza mai odiare chi la pensava in modo differente o combatteva con una divisa diversa. Ecco perché un titolo così ironico, che nei lager divenne un vero e proprio motto e seppe infondere una forza interiore indispensabile per sopravvivere all’internamento.
All’incontro del 6 maggio partecipano come relatori: Roberto de Mattei, vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche e docente di Storia contemporanea all’università di Cassino; Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia all’università La Sapienza di Roma; Marco Ferrazzoli, giornalista e saggista. Modera Anna Maria Isastia, presidente vicario della Fondazione Anrp e docente di Storia contemporanea all’università La Sapienza di Roma. Interviene Carlotta Guareschi del Club dei Ventitre, figlia dello scrittore e curatrice dell’archivio paterno. Durante l’incontro sarà presentato il libro di Marco Ferrazzoli “Guareschi, l’eretico della risata” (editore Costantino Marco), sarà proiettato un video in cui Gianrico Tedeschi legge brani del “Diario Clandestino” di Guareschi e saranno assegnate a due ragazzi del Master della Memoria le borse di studio della Fondazione Anrp.
La scheda
Che cosa: “Non muoio neanche se mi ammazzano”. Gli Internati militari italiani, a sessant’anni dalla loro liberazione
Chi: Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall’internamento e dalla guerra di liberazione
Dove: Roma, Sala del Refettorio, via del Seminario 76
Quando: venerdì 6 maggio 2005, ore 17,30
Per informazioni: Anrp, 06/7004253, anrpita@tin.it (è necessario confermare la partecipazione; per gli uomini, obbligo di giacca)
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