Il fascino di Piazza S.Marco di sera,alle prime avvisaglie della notte,è indescrivibile.Le luci,i suoni,le splendide architetture che si stagliano contro il cielo nello spazio antistante la Basilica e la Piazzetta,l’aerea visione del Campanile,dei Mori e dell’Orologio,dei numerosi Leoni alati...tutto concorre ad una magia senza pari.
Melodie di Morricone sembrano scaturire dagli abili strumentisti dell’orchestrina del bar “Chioggia“.Al loro declino salgono le note di “Besame mucho“ dal “Lavena“.Di lì a poco,dai tavolini del “Florian“ si leva il canto sgraziato di un gruppo di turisti di lingua anglosassone sulle note immortali di “Imagine“ di John Lennon.I musicisti del “Quadri“ rispondono con uno struggente “Anonimo veneziano“.
E tutto questo in una sera qualsiasi di un qualsiasi inizio d’estate.
Il singolo elemento può sembrare saturante e persino inelegante.Ma l’insieme risponde alle segrete regole di un’arcana bellezza che non sfugge all’inconscio collettivo di quanti calcano lo storico selciato e il celeberrimo porticato delle procuratìe vecchie e nuove.
Una sottile malìa ipnotizza lo sguardo e il cuore e non si vorrebbe stare altrove per nessuna ragione al mondo.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
*Tratto dall’opera “Diario veneziano“ di Rosario Tiso
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