La Leptina, un ormone che regola il peso corporeo, potrebbe svolgere un ruolo essenziale nella patogenesi di gravi malattie immunitarie quali la sclerosi multipla sperimentale (encefalite autoimmune sperimentale, EAE) e il diabete autoimmune. A fare questa importante scoperta è stato un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Endocrinologia e Oncologia Sperimentale del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (IEOS-CNR), che ha pubblicato i risultati sul Journal of Clinical Investigation. Uno studio che fornisce nuovi dettagli sulla correlazione tra questo ormone che regola il peso corporeo e la capacità dell’organismo di difendersi dalle malattie, portata alla luce per la prima volta nel 1998 dagli stessi ricercatori italiani e un gruppo inglese dell’Hammersmith Hospital.
"Il nostro studio " spiega Giuseppe Matarese, ricercatore del Gruppo di ImmunoEndocrinologia dello IEOS-CNR " è partito da un dato storico: nei Paesi più ricchi vi è stato un notevole calo delle infezioni, quali tubercolosi, candida o parassitosi, mentre sono aumentate le malattie autoimmunitarie quali sclerosi multipla, artrite reumatoide o diabete di tipo 1°; nei Paesi poveri, con insufficienti risorse alimentari, è avvenuto invece l’esatto contrario".
Partendo da questa considerazione i ricercatori del CNR hanno scoperto che topi obesi deficienti nella produzione della leptina, erano resistenti all’induzione della malattia EAE. La somministrazione dell’ormone li rendeva suscettibili come i topi normali non obesi. I topi normali, suscettibili all’EAE, subito prima di sviluppare la malattia si osservava un grande aumento nella produzione di leptina nel siero e nel cervello. Un abbassamento di questo ormone in tali soggetti, attraverso un digiuno di 48 ore, era in grado di ridurre la gravità ed i sintomi clinici della malattia.
Se quindi l’assenza della leptina può favorire le malattie infettive, troppa, e quindi un eccesso di grasso tipico delle nazioni opulente, potrebbe spiegare almeno in parte l’aumento della frequenza delle malattie autoimmunitarie: "L’interferenza della leptina sulla sclerosi multipla sperimentale " sottolinea Matarese - può dirsi ormai ampiamente confermata, mentre stiamo portando avanti gli studi anche sul diabete di tipo 1°, che stanno dando comunque risultati simili".
Queste conclusioni potrebbero avere implicazioni rilevanti sia per la prevenzione che per la terapia della sclerosi multipla nell’uomo e di altre malattie autoimmunitarie.
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