Le esigenze di sicurezza del detenuto non possono in nessun caso comprometterne lo stato di salute.
La responsabilità al Tribunale di Tivoli.
Ricoverato la notte dell’11 luglio allospedale Sandro Pertini di Roma, a seguito di un collasso dovuto al prolungato sciopero della fame e della sete, le prime notizie sullo stato di salute di Danilo Speranza sono preoccupanti.
Secondo il medico che lo ha visitato Speranza, a causa dellestrema perdita di peso, ha completamente esaurito le riserve di grasso di deposito. Per sopravvivere lorganismo ha cominciato ad intaccare i grassi contenuti nel sistema nervoso centrale, nel midollo osseo, nei reni, nella milza ed in altri tessuti. Qualora dovesse dimagrire ancora verrebbero consumati i tessuti vitali, con gravi danni a reni, cervello, cuore. Le conseguenze potrebbero essere molto gravi e addirittura fatali.
I medici hanno inoltre rilevato un distacco della retina dovuto alla disidratazione, che potrebbe portare a cecità.
Tutto questo poteva essere evitato se il giudice del Tribunale di Tivoli, responsabile della salute di Speranza, fosse intervenuto tempestivamente.
Non si è mosso nemmeno dopo che il Garante dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, aveva sollecitato un intervento. Quale può essere il motivo di un simile comportamento?
Nessuna esigenza cautelare può andare a discapito della salute del detenuto, lo dice la VI sezione penale della corte di cassazione, la cui sentenza numero 8493 del 3 marzo ha stabilito che: "La salute è un diritto fondamentale dei detenuti che non può essere compresso o limitato da esigenze di sicurezza [...] non c’è motivo cautelare che giustifichi l’adozione di misure detentive nel caso di persona che sia portatrice di una malattia grave e necessiti di indifferibili cure ospedaliere”.
Danilo Speranza rifiuta le fleboclisi, persiste nel suo sciopero della fame e delle terapie farmacologiche. Accetta di bere solo mezzo bicchiere di acqua al giorno. Non smetterà la sua protesta finché non verrà riavviato il progetto umanitario "Bits of Future: Food for All”, legato alla tecnologia HYST dellIng. Umberto Manola, mirato a combattere la scarsità alimentare in Africa.
Il progetto, da lui promosso, ha subito un brusco arresto a causa della sua vicenda giudiziaria.
La sua protesta vuole inoltre mettere in evidenza le gravi condizioni di vita nelle carceri, sottolineando l’ingiustizia della detenzione preventiva. Come è possibile che oggi, in un paese "civile” come lItalia, un incensurato in attesa di giudizio (quindi innocente fino a prova contraria) si trovi in custodia cautelare da un anno e quattro mesi?
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