Al processo in corso ad Adria che vede i dirigenti dell'ENEL alla sbarra sotto l'accusa di aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del Delta del Po, i legali di Legambiente (ammessa al procedimento in qualità di parte civile) hanno chiesto la condanna di Franco Tatò e Paolo Scaroni (Amministratori Delegati del colosso energetico all'epoca dei fatti) e dei dirigenti ENEL che si sono succeduti alla direzione della centrale, la bonifica dei territori inquinati, il risarcimento dei danni e la chiusura della centrale in quanto operante in violazione delle normative nazionali ed europee.
Paolo Scaroni è attualmente Amministratore Delegato dell'ENI e, se il il giudice accoglierà la richiesta della Procura della Repubblica, non potrà usufruire della sospensione condizionale della pena causa una precedente condanna riportata negli anni '90. Con questo intervento l'Associazione Ambientalista si è così associata alla richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Rovigo che ha chiesto 16 mesi di reclusione per Tatò e Scaroni e 9 e 6 mesi di reclusione per i due Direttori della Centrale.
Anche l'avvocatura di stato, sulla base di perizie disposte dal Pubblico Ministero, che indicano l'area inquinata in un raggio di 25 km dalla centrale, ha ribadito la richiesta di condanna ed ha chiesto un risarcimento di danni per 100 milioni di euro, oltre al ripristino, per quanto possibile, delle situazioni precedenti.
"Con questo processo - ha detto Roberto Della Seta, Presidente di Legambiente - vengono alla luce i disastri ambientali provocati in aree pregiate del nostro "Belpaese" con politiche energetiche dissennate fondate esclusivamente sui combustibili fossili (in particolare i prodotti petroliferi), mentre permangono ostacoli pesanti e ostruzionismi nei confronti della produzione di energia da fonti rinnovabili quali l'eolico, il fotovoltaico e il solare termico".
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