Latte della discordia

Con l’accordo del giugno scorso sembrava essersi conclusa una questione aperta da 20 anni

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I produttori sono di nuovo in piazza, mentre il leghista Agoni ci fa sapere che l’Italia, stando ai dati ufficiali, non è in multa. Tra un'Anagrafe Bovina ridotta a una scatola vuota e una produzione di latte 'in nero' , con tutti i rischi sanitari connessi, cerchiamo di capire cosa è successo in passato e cosa sta accadendo ora

''Gli allevatori non possono essere costretti a patire gli effetti del prelievo mensile se prima non possono neanche disporre della possibilita' di riconvertire, o abbandonare la produzionè', poichè ''questa legge mette in pericolo più di 20.000 aziende che da sole producono l’80% del latte italiano''. Sono le parole del capogruppo della Lega in commissione Agricoltura del Senato, Sergio Agoni, a soli sei mesi dall’accordo raggiunto in sede Ecofin e alla vigilia della scadenza della prima rata di pagamento delle multe sulle quote latte.

Sono manifestazioni, quelle in corso dal 5 dicembre,''sacrosante perché ormai [gli allevatori] sono allo stremo, esausti ed esasperati'' prosegue Agoni,''non sono state poste in essere tutte le misure necessarie a contrastare il fenomeno del latte in nero e non si hanno dati certi sul risultato delle revoche delle quote non prodotte da una parte delle regioni''. Insomma, l’annosa questione (va avanti da vent’anni) sembra non avere soluzione. E non è semplice nemmeno comprendere esattamente dove stia il nodo, mentre Agoni ci fa sapere che l’informazione sul problema delle quote latte non è stata esauriente e obiettiva perché “l’Italia non è in multa: la produzione nazionale è ben al di sotto della quota fissata”. La colpa, sembra, sia dei soliti furbi. Di quelli che anzichè passare per i controlli sanitari (grazie ai quali si stabilisce anche il quantitativo di latte prodotto nell’anno) scelgono la via del nero. Scelta pessima non solo perché danneggiano gravemente l’intera categoria: ancora più grave è sapere che in Italia circola latte non sicuro dal punto di vista sanitario. Mentre l’Anagrafe Bovina è ancora commissariata e i dati elaborati, sostiene ancora Agoni, “sono parziali e non veritieri. Quindi è una anagrafe senza alcuna anagrafe, perché non c'è nulla, è una scatola vuota con numeri e dati, quando ci saranno, tutti da verificarè'.

Probabilmente ha ragione Agoni.- E vien da chiedersi di cosa si sia parlato esattamente in questi vent’anni. Eravamo tutti convinti, perlomeno, che l’Italia in multa ci fosse eccome (da Bruxelles in questi anni sono arrivate sanzioni per duemila miliardi di vecchie lire). Tant’è che gli allevatori, sempre secondo l’accordo del giugno scorso fissato dal decreto Alemanno, da gennaio cominceranno a pagare rate per 14 anni, ovvero fino al saldo della multa fissata in sede comunitaria. Nell’attesa di capire da dove saltino fuori o siano saltati fuori i milioni di quintali di latte che fanno superare il tetto di produzione massima nazionale (stando ai dati rilevati dalle denunce sanitarie, ufficialmente l’Italia ha una produzione-  ben al di sotto dei 10,5 milioni di quintali stabiliti come quota), facciamo i conti da una parte con le iniziative di protesta della categoria (tornata a bloccare tangenziali e arterie stradali importanti con le conseguenze che si possono immaginare), dall’altra con un settore già in serie difficoltà e che oggi rischia di soccombere al crack finanziario della Parmalat. Ripercorriamo i passaggi salienti di una delle più complesse vicende europee che affonda le radici ai tempi in cui l’allora Cee (era il 1983) decise di contingentare le quote di produzione di latte di ogni paese membro. La decisione innesco' l’inizio di un ventennio scandito da polemiche, multe salate, carte bollate, oltre 20 leggi, una miriade di leggine, circolari, decreti applicativi. E che ha visto, solo per quanto riguarda l’Italia, gli allevatori scendere più volte in piazza anche con manifestazioni monstre - la mucca Ercolina, trascinata in tutte le piazze, Montecitorio e Palazzo Chigi prime della lista, ne è diventata l’emblema - e i Governi che si sono succeduti negli anni dover fare i conti con la fiducia per ben otto volte.

La legislazione dell’Ue e il contenzioso con Bruxelles  
Nel 1983, la Cee decide di contingentare la produzione di latte in Europa per contenere le eccedenze di burro e latte in polvere nei magazzini comunitari. Oggi la quantita' di latte che puo' essere prodotta in un anno ha un tetto massimo che, se superato, costringe chi ha prodotto in eccesso a subire un 'super-prelievo' cioè il pagamento di una penale da versare, nel caso dell’ Italia, all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea).

La posizione dell’Italia- 
Le 68.000 aziende lattiero-casearie del paese producono attualmente 10,7 milioni di tonnellate di latte l’anno, mentre il sistema europeo delle quote prevede che ne possano produrre solo 10,3 milioni, quota che corrisponde al 56% del fabbisogno nazionale di latte. l’Italia aveva cosi' chiesto all’Ue di poter rateizzare su un periodo di 30 anni, senza interessi, gli 1,077 miliardi di euro di multe comminate ai 25.778 produttori relativi ai periodi di sforamento delle quote delle campagne dal '95-'96 al 2001-2002. Nel corso dell’Ecofin di maggio era stato invitato il Coreper (il Comitato dei rappresentanti permanenti presso la Ue) ad esaminare la richiesta italiana. Il governo di Roma aveva posto una sorta di veto incrociato che legava al buon esito della vicenda quote latte l’approvazione dell’intero pacchetto fiscale. A fine marzo, inoltre, dopo le conclusioni di una commissione di inchiesta per verificare le eventuali irregolarita' riscontrate in merito alla commercializzazione del latte e dei prodotti lattieri, il Governo aveva varato un decreto legge di riforma. Il provvedimento prevede la liberalizzazione su tutto il territorio nazionale della compravendita delle quote latte e riequilibra il rapporto fra le quote assegnate e la quantita' di latte commercializzato. Stabilisce inoltre che le multe inflitte per il superamento dei tetti di produzione durante l’anno in corso non potranno andare ad accumularsi a quelle precedenti ma dovranno essere pagate subito. Il disegno di legge dopo un tortuoso iter (sfociato il 21 maggio scorso nel voto di fiducia) è stato approvato solo la scorsa settimana.

Sblocco della vicenda in sede Ue
Gli ambasciatori dei Quindici presso la Ue (Coreper), ai quali l’ultimo Ecofin aveva delegato l’arduo compito di trovare un'intesa al più tardi ''entro giugno'' sia sulle quote latte che sulla nuova direttiva fiscale (anche sulla base della riserva italiana) si sono riuniti la settimana scorsa e ieri arrivando ad un possibile compromesso. Compromesso che si è concretizzato oggi con l’annuncio dell’accordo che rappresenta una mediazione tra la richiesta italiana di rateizzazione trentennale e le posizioni di Olanda, Danimarca e Irlanda (quest'ultime due oggi si è astenuta), appoggiate da Gran Bretagna e Germania, che invece non erano intenzionate a concedere alcuna forma di proroga ai pagamenti.

Il decreto Alemanno
Il decreto, approvato con il voto contrario dei ministri della Lega,- arriva appena in tempo per scongiurare l’ennesima annata piena di incertezze per il settore. Le nuove norme entrano subito in vigore e riguardano soprattutto tre questioni: la compravendita delle quote latte, le multe per eccedenze di produzione, la lotta al mercato nero. La rateizzazione delle vecchie multe accumulate a partire dal 1995 viene fissata in un secondo tempo con un emendamento al decreto.