ROMA - Ai Musei Capitolini dal 23 luglio al 20 settembre una mostra dedicata allapertura della via dellImpero.
Un percorso tra più di 60 fotografie, acquerelli e reperti archeologici che ripercorre la storia urbanistica celata dietro la trafficata via dei Fori Imperiali. Si tratta della nuova mostra "La Via dell’Impero. Nascita di una strada", inaugurata questa mattina ai Musei Capitolini. Un progetto nato da una collaborazione tra la sovrintendenza ai Beni culturali e l’assessorato alla Cultura del Comune di Roma. l’allestimento temporaneo proporra', fino al 20 settembre, un panorama che - grazie alle opere di professionisti come Filippo Reale, Maria Barroso e Odoardo Ferretti - illustrera' la successione degli interventi effettuati, da piazza Venezia e il quartiere Alessandrino fino allo sbancamento della collina Velia, operazione che altero' la topografia dell’intera zona
"Quando si parla di Via dell’Impero si pensa immediatamente al Ventennio fascista - ha esordito il sovrintendente Umberto Broccoli - e al 'Mussolini urbanista' di Antonio Cederna. Indubbiamente, in quel periodo è avvenuta una rivoluzione urbanistica che si è sviluppata a scapito delle rovine, ma bisogna ricordare che è stato solo il proseguimento di un piano incominciato col bombardamento delle Mura Aureliane, il 20 settembre del 1870. Il governo piemontese del nuovo Regno d'Italia presto' davvero poca attenzione ai reperti antichi - ha aggiunto - e il 'piccone risanatorè si abbattè impietoso contro le 'casupole miserabili' che si affastellavano nei dintorni del Campidoglio. Questi interventi, poi, sono continuati con il governo Mussolini per riportare alla luce la Rupe Tarpea. La piemontizzazione di Roma ha comportato drastici cambiamenti alla topografia della Capitale oltre all’accumulazione di migliaia di casse di reperti dei quali si sono perse le documentazioni essenziali. Queste casse hanno giaciuto in magazzini dimenticati per troppo tempo".
"Mi sembra assurdo - ha affermato il sovrintendente - che le ultime grandi rivoluzioni urbanistiche di Roma siano stati effettuate solo in occasione di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi del '60 o i Mondiali di calcio del '90. Personalmente credo che sia necessario isolare alcune zone di Roma: è meglio mummificare i resti antichi o urbanizzarli in un contesto moderno? - ha domandato provocatorio -. Occorre progettare una nuova Roma, con gli architetti che dicono come farlo e gli archeologi che indicano dove farlo, e qui sta l’innovazione. Gli archeologi sono essenziali per modernizzare la citta'. Ovviamente - ha concluso Broccoli - non è ancora stato identificato il quadrante su cui operare, ma l’idea che propongo riguarda il metodo e non il merito della nuova urbanizzazione".
"Di 700 fotografie abbiamo operato un'accurata selezione per individuare quelle più suggestive e le abbiamo accostate a espressioni di altri generi artistici come acquerelli, dipinti a olio, sculture e bassorilievi - ha detto Maria Elisa Tittoni, dirigente dei musei d'Arte medievale e moderna di Roma -. Ecco, allora, che vediamo lo sventramento dei 'vecchi labirinti di vicoli senza marciapiede, dove rumoreggia la vita popolarè, secondo le parole del Duce". La creazione di un'ampia via adatta al traffico automobilistico rappresento' un compromesso delle regioni della necessita' e quelle dell’arte ma suscito' tanto il consenso generale degli italiani quanto lo sdegno degli intellettuali stranieri - ha concluso la Tittoni - che videro cosi' scomparire il fascino decadente di Roma".
Il risultato dello spianamento della collina della Velia, nel novembre 1931, comporto' l’accumulazione di un'enorme quantita' di reperti malamente classificati e conservati, durante il decennio '29-'39, in un migliaio di casse depositate nell’Antiquarium del Celio - ha spiegato Claudio Parisi Persicce, dirigente dei musei d'Arte antica di Roma -. l’insieme dei materiali recuperati ci offre una visione completa dell’ampia stratificazione relativa alle successive fasi storiche della citta'". Il 28 ottobre del 1932, quando fu inaugurata la Via dell’Impero in onore del decennale della Marcia su Roma. Ugo Ojetti vide "una di quelle luminose vie romane lunghe non chilometri ma millenni".
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