TUTTO IL MIO FOLLE AMORE

s-concerto poetico per un profeta popolare: Pier Paolo Pasolini. Rassegna GLI ARRABBIATI DEL NAVIGLIO, di e con Alberto Astorri e Paola Tintinelli

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Milano: dal 24 febbraio al 1 marzo - Tutto il mio folle amore si apre con una morte, forse quella del poeta, ma anche quella di un mondo che ha sofferto sulla propria carne la degradazione e il deserto cresciuto intorno. Un deserto voluto da una classe dominante che ha creato una nuova forma di potere e quindi una nuova forma di cultura, quel potere dei consumi che ha ricreato e deformato la coscienza del popolo italiano fino ad una irreversibile degradazione. "l’anima del popolo italiano" scrive Pasolini negli scritti corsari, "non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre...".


E forse si può rintracciare il senso di questo spettacolo, che è ancora un lavoro aperto, a partire dai nostri due corpi di attori, ora inquieti ora smarriti, ora teneri ora furibondi, due corpi-voci per dar vita allo sguardo sul mondo del profeta Pasolini, che prima di tutto è sguardo e poi si articola in un discorso complesso. In scena la compresenza di paesaggi diversi, tre alberelli lampioni a formare una specie di piazza di città o di paese, uno schermo bianco, forse uno schermo cinematografico come quelli all’aperto d'estate, un manichino muto sotto un albero rinsecchito e malato e poi ancora un cine occhio sulla realtà, fotogrammi spietati e surreali e l’ombra del poeta, sagoma nera senza possibilità di resurrezione. Liberamente da un paesaggio all’altro I due corpi-voci danno vita ad uno sconcerto che mostra I conflitti di un tempo che vive il suo crollo e la sua estinzione ma anche il suo insaziato bisogno di felicità.


I conflitti di un sentimento che vive la rabbia per lo scandalo ma anche l’incanto per il sogno che rigenera. E intanto si delinea la parabola del poeta Pasolini, dalla poesia friulana, come lingua sacra degli esclusi, di chi vive ai margini della storia, fino agli ultimi scritti di denuncia sociale e politica. E infine la presenza continua in scena di uno stato di innocenza espressa sia attraverso il cinema quale forma d'espressione popolare a Pasolini più cara, sia attraverso la passione del gioco, ora quello del calcio, ora quello infantile. Una presenza salvifica, quella del gioco come stato di grazia, come purezza dell’animo umano, atto d'amore e balsamo tra le ferite di un poeta profeta che ha teso la sua disperazione verso un'alta dimensione etica della vita, del mondo, delle cose.


Alberto Astorri e Paola Tintinelli


TeatroFilodrammatici di Milano